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Facebook Stalking & Us

26 Giu

Vi è mai capitato di avere a che fare con un Facebook Stalker? Badate, non mi riferisco ai casi davvero “patologici” o da denuncia, mi riferisco a qualcuno che passa del tempo –spesso molto molto tempo- a controllare il vostro profilo (e quello di altri) sul re dei social networks.

facebook stalkingSarà l’anonimato, sarà la sete di pettegolezzo, sarà il voler capire quello che fanno gli altri e come sono “veramente”, fatto sta che sempre più persone –e vi assicuro di conoscerne molte- lo fanno e non importa che la preda sia un ex fidanzato, un amica, una nemica o qualcuno che “vorrebbero conoscere meglio”. Urban Dictionary ne definisce due tipologie:

“qualcuno che è ossessionato con qualcun altro e lo perseguita su facebook. Non è sempre rintracciabile ne evidente, ma gli indizi sono: wall post che rispondono ad ogni cambiamento di status, il conoscere ogni foto della preda, il sapere i suoi spostamenti, ecc…”

– “una persona che passa una grande quantità del suo tempo su facebook guardando i profili degli altri. Spesso visualizza foto, bacheche (o i “botta-e-risposta”, cioè i “wall-to-wall”), gruppi, o le attività recenti postate sui mini-feed della persona esaminata.”

E non dite che è eccessivo, perchè il fatto che lo stesso facebook pulluli di -discutibili ma cliccatissime- applicazioni per individuare chi controlla di più il vostro profilo (per farvene un idea cliccate qui) è abbastanza sintomatico.

Ora, sono sicura che la stragrande maggioranza delle persone ritenga di avere un rapporto abbastanza sano con FB, ma chi dice la verità?  E soprattutto, cosa distinuge un utente normale da uno stalker? Diciamo che dovreste iniziare seriamente a preoccuparvi -o come minimo a prenderne coscienza- se vi rispecchiate nei punti della seguente lista (direi almeno in 7…).

  1. social networkingPer vedere le attività degli altri continuate a cliccare refresh (e non dite che aspettate una notifica, perchè sappiamo tutti che quelle compaiono in ogni caso…)
  2. Contollate i profili dei vostri amici, anche solo per vedere cosa scrivono gli altri (e non giustificatevi dicendo che vorreste commentare)
  3. Diventate amici di persone di cui non vi interessa nulla solo per vederne le foto.
  4. (Direttamente collegato al punto 3) Anche se non conoscete qualcuno bene, per non dire personalmente, guardate con attenzione le suddette foto.
  5. Fate molti “mi piace” solo perchè altri li fanno, quando comunque non vi interessa molto del post.
  6. State offline per non far vedere agli altri quanto tempo trascorrete su FB.
  7. Taggate persone nelle foto anche se non eravate presenti/l’album non è vostro.
  8. Avete preso alcuni numeri di telefono dalla vostra rubrica online.
  9. Rispondete e commentate ai post altrui, anche se non hanno assolutamente nulla a che fare con voi.
  10. Siete tra i primi a sapere se qualcuno ha cambiato fotografia del profilo.

Nessuno vi giudica, siete nell’intimità della vostra stanza, soli con lo schermo del vostro PC. Allora? Siete stalker oppure no? Beh, non preoccupatevi, secondo affidabili statistiche -chiaramente “made in U.S.A.”- il 77% degli utenti di Facebook lo è. Perchè alla fine, detto seriamente, nessuno ci crede che serva solo per mantenersi in contatto con “chi non vediamo mai/i miei amici all’estero/i compagni del liceo” ne tantomeno per organizzare eventi. Voglio dire, chi importa ha il nostro numero di telefono -e viceversa, si spera- e anche se non l’avesse FB non è sicuramente il modo per conoscersi meglio. Non il migliore, almeno. Aggiungiamo anche il fatto che sia tutto terribilmente fraintendibile (come avevo già evidenziato, sul versante amoroso, in un post di qualche tempo fa che trovate qui) e anche abbastanza impersonale. Se poi contiamo anche che corriamo il costante rischio di venir colti in flagrante per ogni bugia raccontata (perdendo mistero e credibilità)… cosa ci spinge allora a tenerlo? Forse perchè non riusciamo più a farne a meno? Forse perchè “tutti ce l’hanno”? O perchè, in fondo in fondo, nel bene o nel male, anche noi siamo dei piccoli stalker?

E.

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Nutella Wanted

17 Giu

Si, so che avevo detto che non avrei parlato di cronaca -e che non avrei scritto la frase precedente- ma questa è assurda, davvero. E no, non avete capito male. In questi giorni il Parlameno Europeo sta definendo un un profilo nutrizionale generale per la grande maggioranza degli alimenti secondo cui i prodotti che hanno più di 10 grammi tra zuccheri e grassi ogni 100 non possono fare pubblicità con slogan nutrizionali o salutistici. (fonti: ANSA.itCorriere della sera e Susy).

Tecnicamente vengono “messi al bando” tantissimi alimenti, di cui la Nutella è solo un esempio. L’allarme arriva dal vice presidente del gruppo Ferrero, Francesco Paolo Fulci, che ci mette in guardia: non è che in futuro costringeranno a mettere sulle etichette anche “messaggi informativi” come sulle sigarette? Allora, prima di tutto parliamo di libertà di scelta. Il concetto è quello delle sigarette, insomma. Lo diceva Nick Naylor (Aaron Eckhart), il lobbysta del tabacco in Thank you for smoking: “Signori, si chiama educazione. E non viene dal lato di una scatola di sigarette. Viene dai nostri insegnanti e, cosa ancora più importante, dai nostri genitori. E’ compito di ogni genitore mettere in guardia i figli sui pericoli del mondo, incluse le sigarette, così un giorno saranno adulti e potranno decidere per se stessi.”

So che il parallelismo Nutella/Tabacco non è il top -e nemmeno il più appropriato- ma il succo, quello che vorrei sottolineare, è come si limiti in questo modo la libertà. Certo, non siamo COSTRETTI a non mangiare tutto ciò che esula dal profilo nutrizionale -non ancora, almeno- ma nel momento in cui diverrà -e sappiamo che se va avanti così succederà- opinione comune che sia “politicamente scorretto” farlo saranno sempre meno i consumatori nuovi, e diminuiranno quelli vecchi. E’ una sorta di tentativo di controllo delle nostre scelte, se vogliamo esagerare. Ora, il fatto che si tenti di farlo -almeno pare- per tutelare la nostra salute potrebbe anche essere accettato, ma ripeto dove mettiamo la libertà di scelta? E’ principio innegabile che tutti dobbiamo poter decidere per noi stessi, anche se questo dovesse comportare una nuda corsa solitaria cosparsi di miele nel parco di Yellowstone.

Anche se da un lato è apprezzabile che questo emendamento non segua le logiche commerciali -ma lo fa?- Fulci mette in luce le difficoltà che creerà all’industria dolciaria. Per non parlare di quelle alimentari tradizionali, il 99% dei prodotti tipici di qualunque nazione è assolutamente fuori dal range. Siamo sicuri di averne davvero bisogno? Siamo certi di non poterci gestire da soli, evitando di etichettare come “macchina della morte” -perchè questo è il messaggio di fondo: morte per colesterolo- una miriade di prodotti? Gli Americani, certo, non sono un esempio da seguire ma, voglio dire, siamo Europei! E alla fine come si dice… ciò che non ammazza ingrassa per non dire “che mondo sarebbe senza nutella”?

E.

10 buone ragioni per seguire i Mondiali…

17 Giu

…anche se non vi interessa il calcio.

FIFA 2010Se non vivete in una sperduta cittadina di meno di mille anime nella Pianura Padana, nell’entroterra Sardo o su un atollo al largo di Caprera è impossibile che non vi siate resi conto dell’inizio dei Mondiali di Calcio 2010 -ma anche li la vedo grigia. Ogni quattro anni si intrufolano nelle nostre vite e ci spingono -volenti o meno- a prenderne coscienza vuoi per scelta, vuoi per un fidanzato appassionato, vuoi per i continui servizi/pubblicità/copertine.

E allora ecco qui, per quelli di voi che non sono fan del calcio, dieci buoni motivi per seguire i mondiali, o almeno “sentirne” lo spirito.

1. Ci sono un sacco di “persone interessanti”

Ok, Benny Feilhaber non sarà il più famoso tra i figaccioni del calcio, ma HEY, PARLIAMONE! Ce n’è per tutti i gusti. Cristiano Ronaldo, per esempio, Fernando Torres, Kakà, Bocanegra, Pique… la lista è lunghissima. Non so cosa sia esattamente, forse tutti gli esercizi cardio-fitness che fanno o tutto il palleggiare, ma sembra che giocare a calcio renda gli atleti più fighi. O forse i più fighi giocano a calcio. Poco importa, quello che conta è che sicuramente sono un bello spettacolo… (Date una cliccatina sui nomi per farvi un idea.)

2. Da una buona scusa per prendere aperitivi a qualunque ora

Chi non continuerebbe a brindare per tutto il giorno se potesse? Beh, noi lo faremmo e quindi… quale scusa migliore di quella di “bersi una birretta guardando la partita”? E se non sarà una birra potrà essere un bicchierino di Champagne o di Bordeaux nelle partite della Francia, o di Whisky se gioca l’Inghilterra, o di Porto quando gioca il Portogallo, o qualunque cosa vogliate quando la volete. Insomma, chi non beve in compagnia…

3. Le pubblicità sono fighe

Anche se del calcio non vi importa granchè, le pubblicità di sport danno emozioni, davvero, che sia mal di testa o eccitazione. Prendiamo ad esempio quella della Nike con Drogba, Rooney e Cristiano Ronaldo in cui appaiono tra l’altro anche celebrità non “calcistiche” del calibro di Homer Simpson e Kobe Bryant. E’ qui che la cultura pop incontra davvero lo sport, non trovate? E poi parliamone, per un mese di quest’anno la politica non monopolizzerà tutto, lo farà il calcio.

4. Shakira ha fatto la colonna sonora…

…e nonostante tutte le polemiche -ok, è Colombiana, e allora?- spacca. Dai, sul serio, non si può resistere al ritornello! “Waka Waka (This Time for Africa)” è una canzone divertente e carica di energia che fa venir voglia di festeggiare, ridere o andare a vedere la partita con gli amici al bar sotto casa. E non dimentichiamo il balletto, chiunque vorrebbe imitarlo.

5. Virtuosismi

Giocare a calcio non è semplice, e questo lo capisce anche chi non ha mai guardato una partita in vita sua. E anche chi non ha mai giocato si rende conto che ci sia bisogno di un mix di velocità, forza, riflessi e controllo per diventare un grande calciatore. Quindi quale migliore occasione di lasciarsi affascinare -nel migliore dei casi- se non quando i migliori di tutte la più forti nazioni al mondo si sfidano? Mal che vada vedrete un po’ di spettacolari azioni e, forse, vi domanderete come fa un “piccoletto” come Lionel Messi (1,69) a durare per 90 minuti -se tutto va bene- correndo avanti e indietro per un campo interminabile, superare la difesa ed avere ancora le forze per provare a fare gol. (E Maradona? Quest’anno sarà “solo” l’allenatore dell’Argentina, ma come giocava dal suo metro e 66cm?)

6. Sentirsi più patriottici

Nel 2006 abbiamo vinto noi. Tutti, e dico tutti hanno festeggiato, ci siamo sentiti uniti, abbiamo socializzato con persone improbabili perchè “Hey Italians! World Cup Winners, yeyyyyyy!!!”. Quindi anche quest’anno, in qualunque posizione arriviamo, ricordiamoci dello spirito di quattro anni fa e… BE ITALIAN!

E poi dai, ormai è difficile trovare qualcuno che sia “orgoglioso” della sua nazione, lo spirito non è più quello di un tempo, quindi lasciamoci trasportare almeno un pochino.

7. Si può vedere “violenza” spettacolare

Ok, ammettiamo che nessuno sia felice quando un giocatore si fa male, però tutti amiamo lo spettacolo. Ora, prendete gli “incidenti” nel calcio normale – che sono sempre spettacolari- e moltiplicatelo per un milione. Sono i mondiali, ragazzi, tutto è fatto in grande!

Non per fare nomi, ma gli Americani sanno essere piuttosto violenti -non per niente il Football ha i placcaggi-, gli Inglesi non si fermano dallo spingere -più o meno- accidentalmente gli avversari a terra (ma io AMO Steven Gerrard), noi sappiamo essere piuttosto “brutali” quando vogliamo -e anche quando non sarebbe il caso- ma il trono spetta ai Francesi, soprattutto dopo il “colpo si testa” del 2006. Per dare un occhiata al numero di falli commessi, comunque, cliccate qui.


8. Ne saremo sommersi quindi tanto vale guardarli.

Non parlo solo di qualunque bar, pub, piazza, baracchino o taxi d’Italia parlo anche di casa vostra. Si perchè potete cercare di ignorarli, barricarvi in salotto con viveri a sufficienza per sopravvivere per un mese, pareti insonorizzate, e telefoni staccati per evitare conversazioni con amici tifosi ma non scapperete. SKY, la RAI, Mediaset e i Tg ne parlano. Su qualunque canale a qualunque ora c’è almeno una pubblicità, un servizio o un commento. C’è chi trasmette tutte e 64 le partite in diretta- più repliche, commenti ed opinioni- e chi invece si limita a highlights e notizie, comunque sia chiunque parlerà di calcio in questo mese, non importa dove/come/perchè. Quindi se non potete sconfiggerli -e non potete- per rendere la cosa meno dolorosa non resta che unirsi a loro.

9. Impareremo qualcosa?

Tutti speriamo che la popolazione del Sud Africa tragga qualche beneficio dalle entrate causate dai Mondiali. Sfortunatamente la maggior parte dei soldi sarà risucchiata dalle casse del paese per coprire i costi dell’ospitare i Campionati, molti andranno agli sponsor, molti alla FIFA e molti a chiunque abbia “investito” più che alla nazione stessa.

Ah, e non dimentichiamo che gli abitanti delle periferie di Cape Town sono stati prelevati e mollati nel mezzo del nulla per costruire stadi da centinaia di milioni di dollari ed evitare che i turisti venissero “sconvolti” dalla vista di povertà, AIDS e di rimasugli di anni di apartheid. Insomma, è il Sud Africa! Però c’è da dire che in tutto il mondo sono nate associazioni per sensibilizzare e raccogliere donazioni. Quindi guardate le partite e divertitevi, ma non dimenticate che il Sud Africa è comunque in Africa.

10. Posh Spice e le altre mogli

In Inglese c’è un termine per definire le mogli e le fidanzate dei calciatori: WAGs -Wives and Girlfriends-. Sono quelle che indossano vestiti alla moda, Louboutin con tacco 12 e monopolizzano i giornali di gossip quasi quanto i fidanzati, per rendere l’idea. Gli Inglesi -sempre loro- le hanno bandite dalle partite perchè considerate “distrazioni” -e come potremmo dargli torto? Sono sempre bellissime e al top della forma. La regina? Senza dubbio Victoria Beckham -l’ex Posh Spice, colei che si è trasformata da “icona” del trash anni 90 a “regina di stile”- ma anche le altre hanno i loro “meriti”, vedi Ilary Blasi, Cheril Cole, Irina Shayk e Alena Seredova -per citarne solo alcune. Volete farvi un idea degli standard a cui aspirano questi bellocci del calcio? Cliccate qui e qui!

Insomma, anche se non amate il calcio direi che un occhiatina ai Mondiali potreste darla. Mal che vada comportatevi così:.

E.

Ma era SATC2?

5 Giu

Ma questa è Sarah Jessica Parker???Ho visto Sex and the City 2 e me ne vergogno.

Ho seguito abbastanza fedelmente la serie, anche se con un po’ di ritardo ed ho apprezzato – ma non amato- il primo lungometraggio, però se mi aspettavo un sequel non all’altezza ma “che almeno ci sta” mi sbagliavo di grosso.

Rotten Tomatoes da un gradimento del 16% e temo lo attribuisca solo al reparto costumi e quello scenografia –perché le scelte registiche sono davvero molto convenzionali. Se le aspettative erano quelle di veder rappresentati sullo schermo un lusso sfrenato e abiti –per non parlare delle camicie da notte- haute couture allora sono state pienamente soddisfatte, come negarlo? Per quanto alcune scelte siano un tantino eccentriche ed in convenzionali –ma è nello stile!- è un piacere per gli occhi, davvero, ma se si pensava ad una commedia o, ancora meglio, al ritorno delle Fab Four… beh, poco da dire.

A prescindere dal fatto che di “city” ce ne sia ben poca –ma possiamo sorvolare- e che al “sex” ci si avvicini solo Samantha –ça va sans dire- e sporadicamente Carrie, tutto il film è costruito su una serie di clichè ineguagliabile. Anche se non vorrei non posso esimermi dal fare una critica alla storia, alla sceneggiatura, a chiunque sia quel cretino che ha scritto un film del genere.

(questo video sintetizza perfettamente il mio pensiero)

Partiamo con le quattro donzelle in preda ai problemi di “ogni donna”. Clichè! Figli oppressivi per una, matrimonio in stallo per la seconda, lavoro che aliena e crisi di mezza età alle porte per l’altra. Non metto in dubbio che siano veri problemi, ma per favore, non si poteva “tipizzarli” un po’ meno? Voglio dire, anche chi si dovesse realmente trovare nelle stesse situazioni potrebbe trovarlo piuttosto standardizzato! Ma proviamo ad accettarlo ed andare oltre. Matrimonio gay. Molto sopra le righe, gargantuesco direi –è nello stile!- ma ironizzato e, in fin dei conti, accettabile. Se non fosse per il solito clichè dell’italiano geneticamente programmato al tradimento –orgoglio patriottico, che ve lo dico a fare. Poi oplà, viaggio verso l’esotico, uno dei più classici motivi cinematografici. Abu Dhabi, la città del futuro. Presentata come una pubblicità dell’ente turistico meglio non potrebbe, è top per tutti i tipi di vacanze ma –manco a dirlo- la medaglia ha un’altra faccia perché è sempre medio oriente, baby, e come in ogni film made in the new Hollywood che si rispetti bisogna mostrare quanto siano retrogradi e bigotti gli arabi, anche nel “nuovo” est! (Da notare che a. non sono un anticapitalista, anzi e b. l’unico arabo positivo nel film, il maggiordomo di Carrie, si rivela essere indiano).

Qui lo svolgimento della trama si fa un po’ piu lento, quasi inceppato, ma andiamo con ordine.

Carrie incontra l’ex fidanzato Aidin e, manco a dirlo, ci scappa il bacio –non dopo aver platealmente scordato un pacchetto al suk che, purtroppo, causerà l’ovvio orrore in chiusura- contrita e affranta come solo Sarah Jessica sa essere chiama mr. Big e si confessa, clichè!

Charlotte, la regina del focolare, la donna dalla famiglia perfetta, grazie a –molte?- sorsate di Cosmopolitan riesce a confessare i suoi scheletri nell’armadio –strano!- e a tornare in pace con se stessa, almeno per un po’, oserei pronosticare.

Samantha, per mantenere alta la sua reputazione, è nel panico perché, requisitele le pillole per combattere la menopausa, non le “sale l’ormone” alla vista della nazionale di Rugby, ma si rifarà ben presto con un fusto danese –e qui vorrei stendere un velo pietoso sullo humour a sfondo sessuale davvero troppo forzato (vedi battute sulla bocca in tutte le salse e un fantastico “alzabandiera” che la porterà all’arresto) ma, soprattutto, mi riservo il diritto di non commentare la scena che ha suscitato il plauso di poche spettatrici, ma forse guardavano un altro film. Mi riferisco al rovesciamento del contenuto –condom, what else?- della borsa nel suk e alle invettive contro i presenti. Voto zero.

E per concludere la carrellata, Miranda, unica ad aver “risolto” il suo problema lavorativo in partenza e, strano a dirsi, ruota trainante del film nonostante la prevedibilità della trama.

E cosa c’è di meglio di un lieto fine? Beh, il re dei clichè, il più scusabile, è abbastanza svilito anche qui. Scontato fino all’ultimo istante.

Insomma, se non siete fashion addict/turisti per caso non andate a vedere questo film, non noleggiatelo neppure. Forse, parafrasando il “Newyorker” che abbatte tanto l’ultimo libro di miss Bradshow, a mettersi un cerotto sulla bocca –e sulle mani- avrebbero fatto meglio gli autori dell’“opera”.

10 cose che ho imparato dai Film

30 Mag

I film, soprattutto quelli “made in Hollywood, U.S.A.” ci rapiscono con storie strappalacrime, effetti speciali mozzafiato e virtuosismi dell’ultimo minuto, ma soprattutto ci insegnano molte cose, che li prendiamo alla lettera o meno. Dopo anni e anni di visione dei più svariati programmi TV e lungometraggi – restricted o meno- siamo inevitabilmente portati a pensare che certe cose siano ASSOLUTAMENTE scontate.

1_ I medici indossano SEMPRE gli stetoscopi

Eh, già, perchè non è sufficiente qualificarli come medici. Sono come il pane e la marmellata, il martini e l’oliva, Thelma e Louise. Un dottore NON può restare senza il suo inseparabile stetoscopio, che sia un cardiochirurgo, un ginecologo o un anatomopatologo non può farne a meno – e nel 90 % dei casi è anche un figo mica da scherzi…

2_  Con la colonna sonora giusta tutto è il top.

Con la musica giusta tutto è concesso. Non preoccupatevi di apparire ridicoli/fuori luogo, se la base spacca spaccherete anche voi nonostante i calzettoni di spugna e gli slip bianchi. E poi anche Heidy Klum nella pubblicita di Guitar Hero lo fa…

3_ Mai accontentarsi di ciò che si ha

Cosa c’è di più noioso di essere una principessa? No, davvero, parliamone… Se nemmeno Audrey si può accontentare di ricevimenti/principi/obblighi di corte/un guardaroba da favola significa che tutti noi dobbiamo aspirare a qualcosa di diverso. Ma sia chiaro, solo per un giorno, perchè poi tutto tornerà alla normalità, come se nulla fosse accaduto. E poi si sa, si può sempre contare sulla gentilezza degli estranei…

4_ Corri, corri, CORRI!

Spiagge a perdita d’occhio, sabbia finissima, mare cristallino e sole perfetto non bastano. Se volete essere le migliori in spiaggia, le più desiderate/invidiate non vi resta che una soluzione: CORRERE à la Baywatch. Con Pamela Anderson, Carmen Electra e Krista Allen ha funzionato, quindi non vedo perchè non dovrebbe andare bene anche per noi altre… Ma mi raccomando, non scordate il costumino rosso fuoco, i capelli al vento e la plastica al seno prima di partire.

5_ I ladri da appartamento non sono poi così male.

Panic Room e simili mentono. Siamo cresciuti con “Mamma ho perso l’aereo” o no? E allora la lezione è semplice, con i ladri si può sempre giocare e, soprattutto, difendere casa propria dall’assalto è molto molto divertente. Insomma, se Maculay ce l’ha fatta da solo, con palline dell’albero, barattoli e tostapane perchè non dovremmo farcela tutti?

6_ Mai sottovalutare il nerd.

L’uomo ragno vale per tutti. Non sottovalutate nessuno, soprattutto il secchione/sfigato del liceo, perchè non si sa mai in cosa si potrebbe evolvere una volta cresciuti. E diciamocelo, per quanto non sia il supereroe più hot avere uno Spiderman per le mani non dev’essere così male…

7_ Go Fast, Go Furious.

“Fast & Furious”, “The Italian Job”, “007”, Steve Mc Queen in persona. La morale è una sola: non basta avere charme, una super car -magari anche custom- ti rende il più figo sul pianeta. Più va veloce, più l’adrenalina sale, più le ragazze cadranno ai tuoi piedi, semplice no? Ma vale anche l’inverso, perchè se anche Barbie ha un garage pieno di Porsche, Ferrari ed Aston Martin vorrà pur dire qualcosa…

8_ Basta volerlo

Volere è potere, per metà almeno. Se decidete di ottenere qualcosa, se siete proprio proprio convinti di voi la strada è dritta, in salita, ma dritta. Mettete la colonna sonora giusta e a palla, un paio di scarpettine comode e via, l’allenamento ha inizio, così come Mr. Balboa insegna.

9_ Horror Style

Nei film horror -o presunti tali- c’è sempre qualche “hot chick”. E quando questa è bella, fisicata, bionda e -strano a dirsi- incredibilmente stupida sappiamo già come andrà a finire. L’audience ringrazia, la bionda decapitata fa splatter e tutti sono felici. Quindi ringraziate se non siete troppo simili a Barbie…

10_ Una graffetta ti salverà. SEMPRE.

Non serve commentare: MacGyver ha sempre ragione.

E

I trend di Maggio secondo Cosmo e Men’s Health (part.1)

12 Mag

maggio

Maggio è arrivato –anche se dal tempo, qui a Milano non si direbbe- e con lui un nuovo e scintillante numero di Cosmopolitan e di Men’s Health.

Con l’estate che si avvicina entrambe le mag decretano che sia giunta l’ora di “provare subito” un “poker di trasgressioni”. Insomma: il clima si fa caldo? Allora bisogna adeguarsi nei luoghi (e nei modi) più impensati.

Nel vocabolario di Cosmo questo significa sfruttare l’”effetto Avatar” ovvero piacere a 360 gradi, che attiva i “canali di comunicazione più primordiali e carnali”. Così nasce la nuova tendenza in fatto di eros: inventiva lontano dal letto. MH si dedica invece ai “consigli per convincere la partner a mettere in pratica i sogni sessuali più inconfessabili”.

Quattro location piccanti per lei, quattro fantasie hot per lui. La parola chiave però è una sola: mettere in pratica.

1. Bondage sotto la doccia per Cosmo/ Sado con cravatta per MH

Unico punto di contatto tra i due universi. Entrambi concordano che possa “suscitare reazioni molto forti”. Per questo Cosmo suggerisce di provarci sotto l’ “effetto avvolgente dell’acqua” e MH di spogliarla, spogliarsi e “togliere la cravatta e annodarla attorno al suo collo. Si accorgerà di come quel cappio di seta che le cinge il collo provochi una sensazione sorprendentemente erotica.

Come andrà a finire? Per lui “lei ti dirà qualcosa a denti stretti e ti strizzerà i capezzoli” –ti strizzerà i capezzoli? No ma dai, SERIAMENTE?- mentre per lei “essere passiva ti mette al centro dell’attenzione, ma allo stesso tempo ti fa sentire protetta” –ok, Cosmo mi lascia un po’ perplessa, pensa di parlare con delle “drama queen”?.

2. Davanti allo specchio per lei/Video porno-soft per lui

Che i ragazzi –i lettori medi di MH soprattutto- crescano a pane e video porno non è un mistero, ma qualcuno mi spiega perché ne siano letteralmente OSSESSIONATI? Ora, questo mese l’aficionado lettore può dare sfogo alla sua fantasia e convincere la sua partner, come? Semplice basta “chiederle il permesso di filmare alcuni primi piani del suo corpo a luce soffusa, dal collo in giù per assicurarle l’anonimato. E mostrarle poi com’è bella. Riprenderla di nuovo, ma stavolta toccandola con una mano.” E da li l’unica differenza tra lei e Paris Hilton saranno solo gli alberghi…

Secondo Cosmo “cambiare punto di vista” e farlo davanti allo specchio è il trend di questo mese. Per non parlare del fatto che “vederti come oggetto del suo desiderio ti farà sentire forte del tuo potere seduttivo” –domanda: com’è che la redazione continua a dare consigli di tipo motivazionale? Voglio dire, non è che le ragazze sono tutte delle cozze insicure…

3. Cosmo dice sul tavolo giocando con del ghiaccio/ MH ribatte con il sesso in pubblico

E’ chiaro: “essere palpeggiata sulla panchina di un parco è troppo squallido”, quindi perché non farsi “sveltina sul tetto di un alto edificio, dopo che è scesa la notte. L’altitudine stimola la dopamina, rendendo la maggior parte delle donne più desiderose di assumere dei rischi con le brillanti luci della città e il vento che infuria e le stelle sopra la testa”. Quanta poesia per i maschietti di questo mese! Panorama, vento, sveltine… diciamocelo, il sogno di qualunque ragazza.

Cosmo invece vuole una donna trasgressiva che gioca con “accessori molto cool: tavolo e secchiello del ghiaccio” –eeeee beh…- e suggerisce di farlo così, sbattendo i piatti giù dal tavolo nel bel mezzo della cena, perché “il contrasto tra il tuo corpo morbido e la rigidità del tavolo” è top. E poi… “vivrai l’emozione di un grande potere deduttivo: è come se fossi su un palco dove lui non ti può toccare ma solo guardare” –no ma stiamo scherzando? con chi cavolo credono di rapportarsi?

4. Parola d’ordine: COMODITA’

Secondo Cosmo è sinonimo di divano, posto ideale perché “rispetto al letto stimola di più le fantasie erotiche” –ma se io avessi un divano letto come farei? Cioè, sarei nella merda…-E anche questa volta un consiglio motivazionale non può mancare: “mostrandoti senza tabù e consapevole di ciò che vuoi sfiderai le tue insicurezze e aumenterai l’autostima” -ok, iniziano a irritarmi seriamente.

MH è molto più funzionale invece, così comodo che non serve nemmeno uscire di casa per vedersi. Avete capito bene, l’ultimo trend di questo mese è il sesso on line. “la tua lei ha bisogno di mettersi a proprio agio di fronte alla telecamera? Soddisfala con il vibratore più dotato del mondo, il Je Joue. Puoi controllarlo a distanza, mentre state videochattando, tramite le istruzioni via mail che fanno muovere la punta circolare di tessuto. Non è più un oggetto inanimato, ma un prolungamento della tua mano”. -che dire… Evviva l’era digitale e l’effetto Avatar…

Chiaramente non è finita qui, i numeri di Maggio sono ancora ricchi di favolose ricette e trucchi per un mese sessuale da urlo. Ma vi lascio con il “fiato in sospeso” ancora per qualche giorno…

E.

Superheroes? Super-steamy!

11 Mag

I supereroi hanno da sempre un fascino magnetico su qualunque uomo, donna o bambino.

Doppia identità, fisici perfetti, poteri al di là dell’immaginazione e charme sono solo alcuni degli elementi che hanno reso i protagonisti dei comics tanto affascinanti da portarli sul grande schermo.

Ora, a una settimana dall’uscita in sala del secondo capitolo di Iron Man, mi sembra doveroso stilare una classifica dei supereroi più tosti e fighi del cinema.

Sia chiaro, parliamo dei film più recenti, quelli “made in the new Hollywood”, dagli effetti speciali esplosivi e, soprattutto, digitali. Insomma, gli eroi del “nuovo millennio”.

10. Spiderman aka Peter Parker (Tobey Maguire)

Si perché Peter Parker è un po’ sfigatino, con quell’aria da secchioncello in preda a crisi esistenziali, però l’uomo ragno che saltella di grattacielo in grattacielo ha il suo fascino. Non potevamo escluderlo dalla top ten, anche se devo dire che la sua nemesi, Harry Osborne (James Franco) è molto più tosta…

9. Superman aka Clark Kent (Brandon Routh, anche se forse Christopher Reeve rendeva di più…)

Anche Superman, a mio avviso, va in fondo alla classifica. Con quella sua tutina aderente color’puffo e il suo travestimento da umano-sfigato con occhialoni da nerd. Eh si, perché è come dice Bill in Kill Bill vol.2: Clark Kent non è nient’altro che quello che Superman vede negli uomini: insicurezza e goffaggine. Buuuuuu. Ma devo ammettere che farsi un voletto strette nelle sue braccia muscolose e perse nei suoi occhi blu non sarebbe così male…

8. Il Corvo aka Eric Draven (Brandon Lee)

Ok, non è un supereroe molto convenzionale. Anche perché tendenzialmente è più un “dark-boy”. Ma a mio avviso ha un sacco di punti in comune con Batman: vuole vendicare chi amava ed ha perso, agisce nell’oscurità ed è molto goth.

Ma il Corvo è anche terribilmente romantico e charmant, al punto da farci dimenticare il suo trucco à la Edward mani di forbice. E’ il mix perfetto tra un eroe e una rock star dannata e la performance di Brandon Lee è diventata ancora più malinconicamente affascinante –per non dire cupa- dopo la tragica morte dell’attore durante le ultime settimane di ripresa.

7. Daredevil aka Matt Murdock (Ben Affleck)

Nonostante l’incidente avuto da ragazzino l’abbia reso cieco Daredevil è un supereroe che non delude. Combatte i cattivi di New York per tenere fede ad una promessa fatta al padre morente, si allena con costanza e caparbietà, mettendo in secondo piano la sua vita sociale per dedicarsi alla causa, il tutto condito da un’attillatissima tutina rosso fuoco.Ammettiamo pure che la mascherina che indossa non sia molto sexy, ma i muscoli pompati che guizzano sotto la pelle/latex del suo supercostume rendono un sacco…

6. Hulk aka Bruce Banner (Edward Norton)

Un professore che quando si arrabbia diventa enorme, strapompato e muscoloso, ma soprattutto verde, non sarebbe il massimo del sex appeal, ma la versione dolce, sensibile –e un po’ “problematica”- di Edward Norton nei panni del “pelle e ossa” Bruce Banner riesce a toccare le corde giuste, e rendere affascinante anche un alter-ego che ricorda molto un giocattolo di plastica.

5. The Comedian aka Edward Blake (Jeffrey Dean Morgan)

E’, in un certo senso, il protagonista/non-protagonista di Watchman. Nonostante il film sia stato –di molto- sotto le aspettative l’ironia e il sarcasmo che Morgan ha dato al Comico sono senz’ombra di dubbio incredibilmente attraenti. Un supereroe un po’ crudele, con quella nota dark che rende tutto dannatamente affascinante.

4. L’uomo torcia aka Johnny Storm (Chris Evans)

La torcia umana riesce ad accendere i bollenti spiriti di chiunque, anche in quella tutina blu che non lascia nulla all’immaginazione.Come si può dimenticare la scena in cui scopre i suoi poteri? Neve, montagne, snowboard –già di per se sarebbe sufficiente a farlo salire in graduatoria- e la sua hotness che scioglie la tuta da sci –e con essa tutte le possibili perplessità- svelando un fisico statuario. Muy caliente…

3. Batman aka Bruce Wayne (Christian Bale)

Il Batman di Gorge Clooney non era così sexy, quello di Christian Bale è dark e spregiudicato. Se non è sufficiente l’allure del superficiale playboy milionario basta aspettare che si trasformi in macchina per la vendetta (e lo fa in meno di un secondo) per ricordarci cosa lo rende così figo –per non parlare della sua voce… wow…-.Rispetto agli altri questo Batman è sicuramente più intenso e tormentato dai fantasmi del passato ma se ha le sembianze –e lo sguardo- di Bale ben venga…

2. Wolverine aka Logan (Hugh Jackman)

Un mutante tosto, muscoloso, selvatico, e pericolosamente hot che ha perso memoria e controllo degli impulsi. Se questo non fosse sufficiente a dargli il podio basta dire che è il perfetto prototipo del cattivo ragazzo che, in fondo in fondo, ha un cuore d’oro. Logan è un animale in gabbia alla ricerca di risposte, un animale da combattimento, non deve nascondersi in una cabina telefonica come Superman per sfoderare la sua brutalità micidiale.

E anche se il Ciclope –che è il bravo ragazzo perfettino- ha il suo fascino contro l’animalesco sex appeal di Wolverine la battaglia è persa in partenza…

1. Iron Man aka Tony Stark (Robert Downey Jr.)

Ok, la corazza di metallo non è un grande afrodisiaco e lascia quasi tutto all’immaginazione. Per quello che ne sappiamo potrebbe esserci Giuliano Ferrara sotto tutto quell’acciaio ma fortunatamente c’è un Robert Downet jr. dall’umorismo frizzante e dal look impeccabile. È un multimiliardario playboy, presuntuoso ed arrogantemente sicuro di se –un po come Bruce Wayne ma senza tutto il discorso di tragedia e fantasmi alle spalle. Tony Stark è così dannatamente sexy e tosto, potente e arrogante da rendere impossibile dimenticare chi si nasconde sotto l’armatura…

E.

E vissero per sempre felici e contenti

25 Apr

Da piccole le nostre teste sono state riempite di favole, belle speranze e lieti fini, ma la realtà con cui ci dobbiamo scontrare non è sempre –per non dire mai- tale.

Se siete una delle rare eccezioni alla regola risparmiatevi pure di leggere questo post, altrimenti dateci sotto e, chiunque voi siate, se ci siete, pensate a quale fiaba, storia, cartone o film sotto sotto ha segnato la vostra vita sentimentale.

Ci avete pensato? Bene. Ora, ognuna delle suddette ha qualche elemento in comune, ecco i più diffusi, a mio avviso:

  1. I lieti fine à la Disney.

Si perché non è vero che il principe azzurro arriva sempre su un cavallo bianco (o su un Aston Martin DBS), anzi ormai siamo noi che dobbiamo cercarlo. Ma quante sono le inguaribili romantiche lì fuori che comunque ci sperano? E anche quelle che ostentano un improbabile cinismo in fondo in fondo ne sarebbero liete. Quando qualcuno vi fa un torto, quando qualcuno vi infastidisce, quando qualcuno vi ruba il parcheggio, non vorreste vedere accorrere un meraviglioso ragazzo che vi difende? Non vorreste qualcuno che vive al fine di rendervi felici e contente, alla faccia di streghe, draghi e briganti?

  1. L’amore perfetto à la Disney

Qualunque cosa accada, nel bene o nel male, quello che sarà designato come vostro fidanzato –principe, bestia, vagabondo o spazzino che sia- vi amerà di un amore senza condizioni. E’ questo che ci trasmettono. Il colpo di fulmine sarà immediato, e l’amore scaturirà di conseguenza, senza nemmeno il disturbo di dover parlare troppo, basterà cinguettare qualche canzoncina e trovarsi in difficoltà: il vostro amato arriverà. E non dimenticate che anche la più bruta tra le bestie nasconde dentro di se un vero principe azzurro.

  1. L’amore può cambiare una persona.

Il bullo della scuola vi infastidisce? Il vicino di casa si ostina a parcheggiare la macchina al vostro posto? Il panettiere è stato scorbutico? Nessun problema, fatelo innamorare di voi e qualunque problema si risolverà. Poco importa se la vostra relazione nasce per via di una scommessa o di un sotterfugio, nel momento in cui si innamorerà abbandonerà qualunque vecchio costume per adeguarsi alle vostre esigenze ed essere perfetto. Come tu lo vuoi.

  1. Se ti prende in giro vuol dire che gli piaci.

Chiaro, no? Se il suddetto “bullo della scuola” vi schernisce significa che gli piacete, non che avete una foglia di lattuga infilata tra i denti –o qualunque altra cosa in sua vece. Vi soffiano il progetto? Ma è così ovvio! Lo fanno per destare la vostra attenzione! Qualunque ragazzo deve mostrarsi disinteressato –oserei dire quasi disprezzante- per catturarvi e poi farvi innamorare di lui, altrimenti come fate a convincervi di averlo cambiato (vedi punto 4)?

  1. Motore e… Azione!

In qualunque film d’azione -in cui i protagonisti si trovino in una situazione di pericolo- dopo un improbabile salvataggio nasce l’amore. E allora perché non inscenare pullman che non possono andare al di sotto delle 40 miglia orarie senza esplodere, furti d’auto, taglie sulla testa, rapimenti, ricatti, sequestri e quant’altro sperando di trovare un figaccione accanto a noi? Tanto il colpo di fulmine ed il vissero per sempre felici e contenti sono assicurati, no?

  1. L’importante è essere belli dentro.

Non è necessario esserlo fuori, e nemmeno belli belli in modo assurdo, quando il figo di turno si renderà conto della vostra bellezza interiore non noterà più l’apparecchio fisso, i brufoli, le occhiaie e le maniglie dell’amore. Certo, abiurerà la sua superficialità passata e vi amerà perché siete timide e intelligenti, brutte e carismatiche, non fotogeniche e profonde –Ugly Betty, più o meno, docet.

  1. L’amore non conosce confini

Demi Moore in “Ghost” ne è la prova più emblematica: se è vero amore nulla potrà separarvi. Se l’aldilà non ha effetto cosa volete che sia una sciocchezza come un rapporto a distanza? Voglio dire, Timbuctù-Milano non sono poi così problematiche come Pianeta Terra-Paradiso…

  1. Barbie regna

Come poteva mancare all’appello la regina delle celebrità? Barbie è sinonimo di perfezione: è bella –sempre-, è intelligentissima –altrimenti come fa ad essere astronauta/medico/maestra/veterinaria e chi più ne ha più ne metta?-, ha un guardaroba da favola –e sfido chiunque a negarlo- e, cosa per noi più importante, ha un eterno fidanzato da panico. Perché Ken non è solo bello bello in modo assurdo, balestrato al punto giusto, inserito in qualunque ambiente –da Ken boscaiolo a Ken principe a Ken cardiochirurgo- ma è anche innamoratissimo di lei. Perché la morale è una: Barbie può fare qualunque cosa voglia, quando vuole e come vuole e Ken non solo la appoggerà, ma le lascerà tutto il tempo e lo spazio necessari. Ma attenzione, non è un toy-boy, tutt’altro, quando Ken rincasa la sera dopo trilioni di alberi tagliati/vite salvate la sua promessa sposina ha preparato, secondo tradizione, una cena perfetta, a tavola i discorsi saranno brillanti e interessantissimi –come potrebbe essere altrimenti?- e poi…

Happily ever after.

Forse è come dice Orson Welles. Forse dipende solo dal momento in cui si fa calare il sipario.

E.

Molto cinguettare per nulla

15 Apr

ovvero come fare di un fenomeno di massa un prodotto utile.

Le star di Hollywood girano in incognito, fuggono dai paparazzi, si registrano sotto altre identità in hotel (come dimenticare Anna Scott/Julia Roberts “signora Bambi” in Notting Hill?) citano in tribunale giornali e fotografi –leggi Jude Law ha vinto una causa milionaria contro un tabloid che aveva pubblicato foto di lui e dei figli- insomma, da che mondo è mondo cercano –giustamente- di tenere intima la propria privacy.

Ma cosa succede quando subentra un social network?

Questa volta non mi riferisco a Facebook, dove spopolano i profili –finti- degli artisti più amati –al punto che mi domando se a) quelli veri abbiano fb; b)se l’hanno usano uno pseudonimo? Non so, tipo Zelda Zonka per Marilyn Monroe, per intenderci; c)se non lo conosco personalmente perché dovrei aggiungerlo? –si, ogni tanto sono una “purista” del network.

Se la star si mette a “Tweetare” è tutta un’altra storia.

Tutto il mondo sa che Ashton Kutcher è un fanatico del cinguettio telematico, che usa per tenere aggiornati i fan sulla sua vita sentimentale e non (ricordo che ha “tweettato” le foto del sedere perfetto della moglie… http://socialitelife.celebuzz.com/archive/2009/03/23/ashton_kutcher_posts_photo_of_demi_moores_ass_on_twitter.php ); e che Jim Carry e Jenny Mc Carthy hanno pubblicamente annunciato il loro divorzio con un “cinguettio”.

Forse invece  non tutti sanno che anche Demi Moore, ne è addicted, al punto che pare abbia punzecchiato a suon di 140 caratteri la star dei reality americani –ma soprattutto figlia del famoso avvocato di O.J. Simpson- Kim Kardashan. La quale, secondo i gossip guru tiene molto controllata la sua pagina Tweeter e ha risposto a tono alla signora Kutcher, non risparmiandosi in insulti –più o meno- velati.

E anche Elisabeth Taylor –ebbene si, a più di settant’anni anche lei non è rimasta immune dal contagio- ha smentito le voci riguardo una relazione grazie a un Tweet.

Insomma, lo star system made in U.S.A. non è più riservato come una volta e non ha resistito al richiamo dell’era virtuale.

Se anche le star tweettano della loro vita privata perché non possono farlo anche i comuni mortali? Beh, è una domanda abbastanza inutile, perché lo fanno.

Ora, io capisco –davvero- che qualcuno possa sentire il bisogno di tenersi aggiornato su ogni pensiero di Ashton o di Shaq, e apprezzo tantissimo la possibilità di tenermi aggiornata in tempo reale sui fatti del mondo, ma mi rifiuto di credere che qualcuno possa essere realmente interessato a tutto quello che gli amici scrivono.

Voglio dire, è come un feed RSS continuo su ogni noiosissimo aspetto della vita di qualcun altro. E le vite degli altri, alla lunga sono noiose. Come potrebbe essere altrimenti? Aggiornamenti continui di quello che sta facendo/pensando qualcuno –anche se si trattasse del migliore dei nostri amici- diventa monotono, ad un certo punto.

Perché pensiamo di essere così importanti da credere che altre persone siano interessate a ciò che abbiamo mangiato a pranzo/siamo annoiati/che film guardiamo/quanto siamo tristi o felici?

Ok, Twitter permette di condividere qualunque informazione con chiunque in tempo zero, ma solo perché esiste uno strumento che permette di farlo lo rende un imperativo? No! – voglio dire, le dita dei bambini entrano perfettamente nelle prese elettriche, ma non per questo dobbiamo infilarcele…

Ogni tanto si leggono delle cose davvero terribili, tipo: “E’ stato il migliore dei momenti, è stato il peggiore dei momenti, era l’età della saggezza, era l’età dell’ingenuità, era l’epoca della credenza.” Parliamone… cosa significa? Assolutamente nulla. –E qui rubo un idea non mia- Allo stesso modo in cui Guy Pearce perde la memoria ogni giorno nel film Memento, il tweeteratore la pare dimenticarsi di come funziona il mondo ogni 140 caratteri. Ora, la cosa fondamentale a mio avviso è scrivere cose non dico rilevanti, ma per lo meno che non facciano sembrare dei completi idioti. Così ecco una lista per guidarvi nel viaggio attraverso un più piacevole –e utile- uso di Twitter. Questo è ciò che dovreste fare/postare, non dovreste fare/postare, e ciò che non ha importanza perché sul serio, ragazzi: è solo Twitter.

1. Non parlare di:

Ok, non si dovrebbe parlare di un sacco di cose, ma secondo me le più importanti sono due: i social network (e twitter stesso), perché a nessuno interessa leggere su un S.N. di un altro S.N. voglio dire, se mi serve Facebook lo uso, non c’è bisogno che me lo ricordi da Twitter; e cosa il tuo bambino/cane/gatto/capra/qualunque-cosa-sia ha fatto.Perchè nonostante per voi possano essere “il mondo” per gli altri non lo sono. Non per le persone normali, almeno.

2. Se crei Twitter solo per seguire qualcuno va bene.

In alcuni social Network non è ok. Prendiamo Facebook, ad esempio. Creare un profilo prendendo una foto da lookbook/google, aggiungere il tuo ex ragazzo e spiare ogni sua mossa e/o vedere come si comporta con una sconosciuta bella ragazza non sarebbe ok. Ma avere un account Twitter per sapere ci cosa chiacchera Ashton/Oprah/la CNN live va bene –anzi, ormai è quasi un obbligo. (http://www.lamebook.com/thats-a-bummer-bill)

3. Non sentirti costretto ad aggiornare il tuo status troppo spesso.

So che tutti vorremmo che la nostra vita fosse terribilmente interessante, e so anche che ognuno ha delle piccole cose che vorrebbe condividere con altri, ma davvero, non tutti sono interessati a sapere cosa si sta mangiando in quel momento (“Piove… piumone, film e cioccolata calda! Rientra in questa categoria), quanto sei distrutto da lavoro/shopping/qualunque-cosa-tu-faccia o come sono andati gli allenamenti in palestra, anche se in quel momento ci sembra l’unica cosa degna di nota. Seriamente, se non aggiornate costantemente lo status non è un problema, i vostri followers capiranno…

4. Carica tutte le foto che vuoi.

La cosa figa di Twitpics è che nessuno è “costretto” a vedere qualunque foto –idiota o meno- che carichi/in cui sei taggato. Si può scegliere di farlo o meno. A differenza di Facebook –dove praticamente ti si impone a vedere ogni momento up-loadato da altri- in Twitter le foto sono solo piccoli teneri link che si può scegliere di ciccare o meno. Quindi no problem, caricate tutto ciò che volete, l’interessato guarderà e voi non correrete il rischio di intasare home page altrui.

5. Evita l’ “emo-twiting”.

Si perché come dicevamo in “L’amore ai tempi di Facebook” l’emotwiting è frustrante, per chiunque. E non porta assolutamente a nulla. Voglio dire, siete sicuri di voler suscitare un po di –finta?/forzata?/di circostanza- compassione da amici random o forse non sarebbe meglio lavorare sui propri problemi da soli/con una amico vero/con uno psicologo (tanto meglio se potete sfogarvi in più di 140 caratteri, no?).

6. Non twittare in diretta a meno che non sia il tuo lavoro/qualcosa di davvero importante.

Ok, tutti assistiamo a cose importanti –o che per noi sono tali- ma non tutti sentiamo il bisogno di scrivere costantemente cosa sta succedendo/cosa proviamo. Twittare in diretta significa twittare un sacco e, di conseguenza, intasare le pagine altrui con tutte le nostre riflessioni su quello che sta accadendo. Quindi, a meno che non siate specialisti del settore e possediate una vostra colonna su Panorama non preoccupatevi di tenere tutti in aggiornamento- soprattutto se l’ ”evento” in questione è la finale del Grande Fratello. (da questa categoria escludo il ragazzo incarcerato in egitto che è stato rilasciato dopo che ha twittato a casa della sua condizione e la ragazza che ha riportato live tutti i passi dell’aborto: pare che in U.S.A. abbia spinto molte giovani a riconsiderare la scelta. http://www.salon.com/life/broadsheet/feature/2010/02/24/woman_tweets_abortion Potremmo definirla quasi un servizio socialmente utile.)

7. Non creare account finti di persone famose.

Tralasciando il fatto che “non è carino” limitatevi a sapere che lo cancelleranno –e lo faranno davvero. Poi siete seriamente convinti di voler suscitare le ire di tutti i fan della celebrità in questione che controllavano la pagina? No pensateci, una massa di aspiranti Paris Hilton furiose che vi insegue dopo che avete postato “I capelli fuxia sono così trendy” e vi ha creduto non è il massimo a cui aspirare…

8. Non ti preoccupare di quotare i “pezzi grossi”.

E con “pezzi grossi” intendo quelli che diffondono notizie di cronaca/attualità ed hanno un enorme numero di followers.  Se i vostri amici sono interessati alle news saranno nella lista dei sostenitori del media in questione, e se non lo sono forse è perché non vogliono essere intasati di messaggi su qualunque cosa stia succedendo nel mondo in qualunque momento…

9. Cinguettare cose senza senso per gli altri/fuori contesto.

“Si, i maiali neri volano nella scia del tramonto dopo aver sconfitto la strega malvagia, ma non ascoltateli perché dicono solo cose false” può sembrarti un gran status sappi che seriamente, non lo è. Se non siete certi che la maggior’parte dei vostri seguaci possa capirlo –o come minimo sappia a cosa vi state riferendo- potere davvero evitare di scriverlo, il mondo non piangerà, ve lo assicuro. (http://theoatmeal.com/quiz/twitter_addict)

Insomma, Twitter funziona un po come il lettino di uno psicologo: permette di evitare l’imbarazzante “incrocio di sguardi” con l’interlocutore. Ci inserisce in un limbo dove siamo soli con i nostri pensieri, meno coscienti del nostro “stare al mondo”, delle interazioni umane –leggi fisiche, carnali- e più aperti a dire qualunque cosa ci passi per la mente. Ora, la massa di followers non può essere il rimpiazzo di un professionista pagato ed educato ad ascoltarci e aiutarci. E in più il nostro cervello dovrebbe avere dei filtri. Voglio dire, tra il formulare un pensiero e scriverlo ne passa, perché non scatta il meccanismo che impedisce di mettersi in ridicolo/risultare di una pesantezza incredibile?

Concludo dicendo solo una cosa: se il maestro del horror Alfred Hitchcock aveva scelto gli uccelli per l’omonimo film un motivo ci deve pur essere…

E.

L’amore ai tempi dei Social Networks

11 Apr

Come se capire cosa pensa il nostro “obiettivo romantico” non fosse già abbastanza difficile oggi ci si mette anche la tecnologia, e sempre di più.

Vi ricordate quando “appuntamento” significava solo che un ragazzo chiedeva di uscire ad una ragazza –o viceversa? Forse l’avrebbe chiamata, forse gliel’avrebbe chiesto di persona. In ogni caso la opzioni erano limitate ed il risultato di facile decifrazione.

Non è così con le email, le chat, gli sms, Facebook, Myspace, Tweeter e compagnia. Abbiamo a nostra disposizione molti più modi per comunicare e, di conseguenza, un sacco di nuove opzioni per incasinare le cose. Dove c’è una nuova tecnologia c’è un nuovo potenziale modo di rovinare una -possibile- relazione.

I Social Networks sono armi micidiali: prima di tutto possono far apparire una persona diversa da com’è. Avevo un amico che scrivendo sms era il re del corteggiamento perfetto, ma quando usciva con le sue “vittime” parlava pochissimo e sembrava sempre scocciato e sarcastico. Una persona completamente diversa dal “ragazzo perfetto per me” dei messaggi.

Ed anche Facebook trae terribilmente in inganno. Ci sono persone che dal profilo sembrano le conquiste ideali. Ti sembra di capire e condividere tutto quello che scrivono sulla bacheca, le loro info personali, i gusti in fatto di film/libri/musica, i vari interessi ecc, con loro senti di poter condividere quasi qualunque cosa ma poi, una volta conosciuti di persona, ti sembrano degli scherzi viventi. Non senti di avere nulla da spartire con loro e ti domandi di chi sia il profilo che usano, perché non è possibile che abbiano così tanto in comune con te se poi sono così idioti.

A parte questi “s-cambi di identità” le tecnologie hanno reso molto più complicato anche decifrare quello che il potenziale partner dice (o non dice). Quando parli con qualcuno, e quindi ne puoi sentire effettivamente la voce, non hai molte possibilità di fraintendere il modo in cui intende ciò che dice. Puoi renderti conto se è sarcastico o serio, per esempio. Perché il modo in cui si dice qualcosa è importante tanto quanto le parole che si scelgono per dirla.

Quando stai “messaggiando” –qualunque sia il mezzo usato- questi segnali si perdono, e così un semplice “Odio il sushi” detto con sarcasmo diventa sincero –esempio molto infelice, tra l’altro. Cosa ha escogitato allora la tecnologia per venirci incontro ed ovviare a questi problemi? Prima l’uso spasmodico di punti esclamativi e/o puntini di sospensione -che fanno sembrare il mittente un idiota sempre entusiasta o un imbecille che vuole fare il misterioso. Poi le emoticons: una serie di faccine stucchevoli e irritantissime che definisce meglio il senso di quello che si è scritto. Esempio: “Odio il sushi” significa che effettivamente lo odio, ma “odio il sushi 😛 o :)” no, questo significa che lo amo e che sto cercando in qualche modo di giocare con te dicendo il contrario di ciò che penso… -wow! Tutto più chiaro, no?

E cosa dire poi dei rifiuti? La tecnologia ci permette di fraintendere alla grande –e poi prendere delle palate mostruose. Il fatto che una persona –gentile ed educata- risponda ai messaggi non significa necessariamente che provi attrazione verso il mittente.

Questa è la cosa che più odio. La maggior parte dei messaggi può essere intesa in trecento milioni di modi. Aggiungiamo poi la confusione derivante da puntini di sospensione, faccine, frasi in sospeso, abbreviazioni ecc ed è la fine. Una persona arriva ad un appuntamento convinta di aver trovato l’amore della sua vita e invece si ritrova con un aspirante nuovo amico. Parliamone, l’orgoglio risente di queste cose…

Voglio dire, se scrivo ad un ragazzo che mi piace e lui risponde sempre a tutti i miei messaggi, quando gli chiedo di uscire -wow, evviva l’emancipazione!- e lui mi risponde “ma certo, con piacere” sono autorizzata ad essere euforica ed in fibrillazione per l’appuntamento, vero? NO! Perché non è detto che il suo “con piacere” significhi veramente con piacere. Potrebbe voler solo dire “mi fa piacere bere un caffè con te perché mi fai ridere e sei simpatica ed ho risposto a tutti i tuoi messaggi perché non ci ho dato peso e non avevo nulla di meglio da fare” oppure “sei la mia nuova BFF!” o un altro  miliardo di cose, quindi NON LASCIATEVI CONFONDERE DALLA TECNOLOGIA! Per evitare errori bisogna tornare alla politica del “se non vedo non credo”, non c’è altra scelta.

Insomma quello che si perde è più del “senso della realtà”, è tutto ciò che ha a che fare con le interazioni umane non mediate: quello che esprimiamo dal modo in cui muoviamo gli occhi o le mani, il modo in cui ridiamo, in cui balbettiamo, arrossiamo e ci emozioniamo. E per quanto certe volte i primi appuntamenti possano sembrare strani ed imbarazzanti saranno sempre molto più semplici da interpretare di quanto qualunque messaggio “via etere” possa mai essere.

Ma il lato peggiore dei “nuovi mezzi di comunicazione” si svela dopo la fine di una relazione.

Tutti tra gli amici hanno persone che,  dopo essere state lasciate e non riuscendo a rassegnarsi si comportano in uno dei seguenti modi:

  1. Cancellano in modo quasi permanente la persona in questione dai social networks –ma anche questo ha delle implicazioni: si potrebbe sembrare troppo feriti, troppo immaturi (“non ti parlo più, ecco…”), troppo radicali (e se poi ci ripensa?), troppo sfigati, insomma troppo.
  2. Iniziano ad aggiornare gli status con frasi poetiche/suicide/incazzate nere –leggi patetiche- palesemente riferite all’altro. – e qui posso dire con certezza che dall “emotweeting” non deriva nulla di buono. Certo, può sembrare confortevole condividere il peso della propria tragedia romantica con il resto del mondo, ma che reazione ci si aspetta? Una risposta? Un “mi piace”? 140 caratteri di sostegno da un amico qualunque? Nessuna –e dico nessuna– risposta ad un emotweet può migliorare le cose, quindi perché condannarsi a fare la parte del depresso/mieloso/idiota?
  3. Fanno del profilo dell’altro la pagina più visitata. Lo controllano con perizia e costanza, cercano di osservare la sua vita via web e capire il senso di tutto. Interpretano ogni frase (“ma se ha scritto a Tom di portargli le birre significa che sta male anche lui e beve per dimenticare oppure che non mi pensa più e da una festa?” -magari vuole solo una birra ma non vuole uscire, no??) e leggono significati nascosti dietro ogni cazzata nella speranza di capire cosa passi nel cervello dell’ex-dolce metà. Per non parlare di quando trovano foto/nuove amicizie con qualunque esponente del sesso opposto… un agonia. Quindi, mi domando, perché diventare masochisti/morbosi/aspiranti stalker?
  4. Caricano una quantità improbabile di fotografie di feste a cui sono stati –e a cui si sono “divertiti un mondo”, scrivono a tutti i loro contatti quanto si sentano liberi e felici, fanno vedere di essere degli “animali da party” e che quindi la loro precedente tranquillità era data dalla relazione “soffocante” che stavano vivendo. Insomma, ci tengono a far sapere all’ex che sono persone nuove, piene di amici e divertimento –delle ottime prede in sostanza- nella speranza di farlo tornare sui suoi passi. Ma a nessuno viene il dubbio che l’altro vedendo questa improvvisa esplosione di vitalità capisca il gioco? Sono tutti convinti di rapportarsi con degli imbecilli?

Ok, devo ammettere che il punto 4 la maggior parte delle volte è il più efficace -se non per far tornare “lo scaricatore” anche solo per riprendersi e divertirsi. Il punto è che quando è palese ed eccessivo risulta piuttosto ridicolo, per non dire forzato.

Ed ecco la mia sconvolgente scoperta: il web è pieno di siti che forniscono il decalogo di “come comportarsi dopo una rottura” sui vari social networks. Un esempio? qui e qui, parliamone…

Insomma, le nuove tecnologie non sono molto amiche delle relazioni ma, cosa più importante, non sono il posto ideale per i cuori spezzati.

P.S.

Il “wow, evviva l’emancipazione!” del  quarto paragrafo come l’avete inteso? Come sincero o sarcastico? Bene, l’interpretazione è varia ma io lo intendevo con sarcasmo… capite che casino?

E