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Ma era SATC2?

5 Giu

Ma questa è Sarah Jessica Parker???Ho visto Sex and the City 2 e me ne vergogno.

Ho seguito abbastanza fedelmente la serie, anche se con un po’ di ritardo ed ho apprezzato – ma non amato- il primo lungometraggio, però se mi aspettavo un sequel non all’altezza ma “che almeno ci sta” mi sbagliavo di grosso.

Rotten Tomatoes da un gradimento del 16% e temo lo attribuisca solo al reparto costumi e quello scenografia –perché le scelte registiche sono davvero molto convenzionali. Se le aspettative erano quelle di veder rappresentati sullo schermo un lusso sfrenato e abiti –per non parlare delle camicie da notte- haute couture allora sono state pienamente soddisfatte, come negarlo? Per quanto alcune scelte siano un tantino eccentriche ed in convenzionali –ma è nello stile!- è un piacere per gli occhi, davvero, ma se si pensava ad una commedia o, ancora meglio, al ritorno delle Fab Four… beh, poco da dire.

A prescindere dal fatto che di “city” ce ne sia ben poca –ma possiamo sorvolare- e che al “sex” ci si avvicini solo Samantha –ça va sans dire- e sporadicamente Carrie, tutto il film è costruito su una serie di clichè ineguagliabile. Anche se non vorrei non posso esimermi dal fare una critica alla storia, alla sceneggiatura, a chiunque sia quel cretino che ha scritto un film del genere.

(questo video sintetizza perfettamente il mio pensiero)

Partiamo con le quattro donzelle in preda ai problemi di “ogni donna”. Clichè! Figli oppressivi per una, matrimonio in stallo per la seconda, lavoro che aliena e crisi di mezza età alle porte per l’altra. Non metto in dubbio che siano veri problemi, ma per favore, non si poteva “tipizzarli” un po’ meno? Voglio dire, anche chi si dovesse realmente trovare nelle stesse situazioni potrebbe trovarlo piuttosto standardizzato! Ma proviamo ad accettarlo ed andare oltre. Matrimonio gay. Molto sopra le righe, gargantuesco direi –è nello stile!- ma ironizzato e, in fin dei conti, accettabile. Se non fosse per il solito clichè dell’italiano geneticamente programmato al tradimento –orgoglio patriottico, che ve lo dico a fare. Poi oplà, viaggio verso l’esotico, uno dei più classici motivi cinematografici. Abu Dhabi, la città del futuro. Presentata come una pubblicità dell’ente turistico meglio non potrebbe, è top per tutti i tipi di vacanze ma –manco a dirlo- la medaglia ha un’altra faccia perché è sempre medio oriente, baby, e come in ogni film made in the new Hollywood che si rispetti bisogna mostrare quanto siano retrogradi e bigotti gli arabi, anche nel “nuovo” est! (Da notare che a. non sono un anticapitalista, anzi e b. l’unico arabo positivo nel film, il maggiordomo di Carrie, si rivela essere indiano).

Qui lo svolgimento della trama si fa un po’ piu lento, quasi inceppato, ma andiamo con ordine.

Carrie incontra l’ex fidanzato Aidin e, manco a dirlo, ci scappa il bacio –non dopo aver platealmente scordato un pacchetto al suk che, purtroppo, causerà l’ovvio orrore in chiusura- contrita e affranta come solo Sarah Jessica sa essere chiama mr. Big e si confessa, clichè!

Charlotte, la regina del focolare, la donna dalla famiglia perfetta, grazie a –molte?- sorsate di Cosmopolitan riesce a confessare i suoi scheletri nell’armadio –strano!- e a tornare in pace con se stessa, almeno per un po’, oserei pronosticare.

Samantha, per mantenere alta la sua reputazione, è nel panico perché, requisitele le pillole per combattere la menopausa, non le “sale l’ormone” alla vista della nazionale di Rugby, ma si rifarà ben presto con un fusto danese –e qui vorrei stendere un velo pietoso sullo humour a sfondo sessuale davvero troppo forzato (vedi battute sulla bocca in tutte le salse e un fantastico “alzabandiera” che la porterà all’arresto) ma, soprattutto, mi riservo il diritto di non commentare la scena che ha suscitato il plauso di poche spettatrici, ma forse guardavano un altro film. Mi riferisco al rovesciamento del contenuto –condom, what else?- della borsa nel suk e alle invettive contro i presenti. Voto zero.

E per concludere la carrellata, Miranda, unica ad aver “risolto” il suo problema lavorativo in partenza e, strano a dirsi, ruota trainante del film nonostante la prevedibilità della trama.

E cosa c’è di meglio di un lieto fine? Beh, il re dei clichè, il più scusabile, è abbastanza svilito anche qui. Scontato fino all’ultimo istante.

Insomma, se non siete fashion addict/turisti per caso non andate a vedere questo film, non noleggiatelo neppure. Forse, parafrasando il “Newyorker” che abbatte tanto l’ultimo libro di miss Bradshow, a mettersi un cerotto sulla bocca –e sulle mani- avrebbero fatto meglio gli autori dell’“opera”.

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