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Facebook Stalking & Us

26 Giu

Vi è mai capitato di avere a che fare con un Facebook Stalker? Badate, non mi riferisco ai casi davvero “patologici” o da denuncia, mi riferisco a qualcuno che passa del tempo –spesso molto molto tempo- a controllare il vostro profilo (e quello di altri) sul re dei social networks.

facebook stalkingSarà l’anonimato, sarà la sete di pettegolezzo, sarà il voler capire quello che fanno gli altri e come sono “veramente”, fatto sta che sempre più persone –e vi assicuro di conoscerne molte- lo fanno e non importa che la preda sia un ex fidanzato, un amica, una nemica o qualcuno che “vorrebbero conoscere meglio”. Urban Dictionary ne definisce due tipologie:

“qualcuno che è ossessionato con qualcun altro e lo perseguita su facebook. Non è sempre rintracciabile ne evidente, ma gli indizi sono: wall post che rispondono ad ogni cambiamento di status, il conoscere ogni foto della preda, il sapere i suoi spostamenti, ecc…”

– “una persona che passa una grande quantità del suo tempo su facebook guardando i profili degli altri. Spesso visualizza foto, bacheche (o i “botta-e-risposta”, cioè i “wall-to-wall”), gruppi, o le attività recenti postate sui mini-feed della persona esaminata.”

E non dite che è eccessivo, perchè il fatto che lo stesso facebook pulluli di -discutibili ma cliccatissime- applicazioni per individuare chi controlla di più il vostro profilo (per farvene un idea cliccate qui) è abbastanza sintomatico.

Ora, sono sicura che la stragrande maggioranza delle persone ritenga di avere un rapporto abbastanza sano con FB, ma chi dice la verità?  E soprattutto, cosa distinuge un utente normale da uno stalker? Diciamo che dovreste iniziare seriamente a preoccuparvi -o come minimo a prenderne coscienza- se vi rispecchiate nei punti della seguente lista (direi almeno in 7…).

  1. social networkingPer vedere le attività degli altri continuate a cliccare refresh (e non dite che aspettate una notifica, perchè sappiamo tutti che quelle compaiono in ogni caso…)
  2. Contollate i profili dei vostri amici, anche solo per vedere cosa scrivono gli altri (e non giustificatevi dicendo che vorreste commentare)
  3. Diventate amici di persone di cui non vi interessa nulla solo per vederne le foto.
  4. (Direttamente collegato al punto 3) Anche se non conoscete qualcuno bene, per non dire personalmente, guardate con attenzione le suddette foto.
  5. Fate molti “mi piace” solo perchè altri li fanno, quando comunque non vi interessa molto del post.
  6. State offline per non far vedere agli altri quanto tempo trascorrete su FB.
  7. Taggate persone nelle foto anche se non eravate presenti/l’album non è vostro.
  8. Avete preso alcuni numeri di telefono dalla vostra rubrica online.
  9. Rispondete e commentate ai post altrui, anche se non hanno assolutamente nulla a che fare con voi.
  10. Siete tra i primi a sapere se qualcuno ha cambiato fotografia del profilo.

Nessuno vi giudica, siete nell’intimità della vostra stanza, soli con lo schermo del vostro PC. Allora? Siete stalker oppure no? Beh, non preoccupatevi, secondo affidabili statistiche -chiaramente “made in U.S.A.”- il 77% degli utenti di Facebook lo è. Perchè alla fine, detto seriamente, nessuno ci crede che serva solo per mantenersi in contatto con “chi non vediamo mai/i miei amici all’estero/i compagni del liceo” ne tantomeno per organizzare eventi. Voglio dire, chi importa ha il nostro numero di telefono -e viceversa, si spera- e anche se non l’avesse FB non è sicuramente il modo per conoscersi meglio. Non il migliore, almeno. Aggiungiamo anche il fatto che sia tutto terribilmente fraintendibile (come avevo già evidenziato, sul versante amoroso, in un post di qualche tempo fa che trovate qui) e anche abbastanza impersonale. Se poi contiamo anche che corriamo il costante rischio di venir colti in flagrante per ogni bugia raccontata (perdendo mistero e credibilità)… cosa ci spinge allora a tenerlo? Forse perchè non riusciamo più a farne a meno? Forse perchè “tutti ce l’hanno”? O perchè, in fondo in fondo, nel bene o nel male, anche noi siamo dei piccoli stalker?

E.

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L’amore ai tempi dei Social Networks

11 Apr

Come se capire cosa pensa il nostro “obiettivo romantico” non fosse già abbastanza difficile oggi ci si mette anche la tecnologia, e sempre di più.

Vi ricordate quando “appuntamento” significava solo che un ragazzo chiedeva di uscire ad una ragazza –o viceversa? Forse l’avrebbe chiamata, forse gliel’avrebbe chiesto di persona. In ogni caso la opzioni erano limitate ed il risultato di facile decifrazione.

Non è così con le email, le chat, gli sms, Facebook, Myspace, Tweeter e compagnia. Abbiamo a nostra disposizione molti più modi per comunicare e, di conseguenza, un sacco di nuove opzioni per incasinare le cose. Dove c’è una nuova tecnologia c’è un nuovo potenziale modo di rovinare una -possibile- relazione.

I Social Networks sono armi micidiali: prima di tutto possono far apparire una persona diversa da com’è. Avevo un amico che scrivendo sms era il re del corteggiamento perfetto, ma quando usciva con le sue “vittime” parlava pochissimo e sembrava sempre scocciato e sarcastico. Una persona completamente diversa dal “ragazzo perfetto per me” dei messaggi.

Ed anche Facebook trae terribilmente in inganno. Ci sono persone che dal profilo sembrano le conquiste ideali. Ti sembra di capire e condividere tutto quello che scrivono sulla bacheca, le loro info personali, i gusti in fatto di film/libri/musica, i vari interessi ecc, con loro senti di poter condividere quasi qualunque cosa ma poi, una volta conosciuti di persona, ti sembrano degli scherzi viventi. Non senti di avere nulla da spartire con loro e ti domandi di chi sia il profilo che usano, perché non è possibile che abbiano così tanto in comune con te se poi sono così idioti.

A parte questi “s-cambi di identità” le tecnologie hanno reso molto più complicato anche decifrare quello che il potenziale partner dice (o non dice). Quando parli con qualcuno, e quindi ne puoi sentire effettivamente la voce, non hai molte possibilità di fraintendere il modo in cui intende ciò che dice. Puoi renderti conto se è sarcastico o serio, per esempio. Perché il modo in cui si dice qualcosa è importante tanto quanto le parole che si scelgono per dirla.

Quando stai “messaggiando” –qualunque sia il mezzo usato- questi segnali si perdono, e così un semplice “Odio il sushi” detto con sarcasmo diventa sincero –esempio molto infelice, tra l’altro. Cosa ha escogitato allora la tecnologia per venirci incontro ed ovviare a questi problemi? Prima l’uso spasmodico di punti esclamativi e/o puntini di sospensione -che fanno sembrare il mittente un idiota sempre entusiasta o un imbecille che vuole fare il misterioso. Poi le emoticons: una serie di faccine stucchevoli e irritantissime che definisce meglio il senso di quello che si è scritto. Esempio: “Odio il sushi” significa che effettivamente lo odio, ma “odio il sushi 😛 o :)” no, questo significa che lo amo e che sto cercando in qualche modo di giocare con te dicendo il contrario di ciò che penso… -wow! Tutto più chiaro, no?

E cosa dire poi dei rifiuti? La tecnologia ci permette di fraintendere alla grande –e poi prendere delle palate mostruose. Il fatto che una persona –gentile ed educata- risponda ai messaggi non significa necessariamente che provi attrazione verso il mittente.

Questa è la cosa che più odio. La maggior parte dei messaggi può essere intesa in trecento milioni di modi. Aggiungiamo poi la confusione derivante da puntini di sospensione, faccine, frasi in sospeso, abbreviazioni ecc ed è la fine. Una persona arriva ad un appuntamento convinta di aver trovato l’amore della sua vita e invece si ritrova con un aspirante nuovo amico. Parliamone, l’orgoglio risente di queste cose…

Voglio dire, se scrivo ad un ragazzo che mi piace e lui risponde sempre a tutti i miei messaggi, quando gli chiedo di uscire -wow, evviva l’emancipazione!- e lui mi risponde “ma certo, con piacere” sono autorizzata ad essere euforica ed in fibrillazione per l’appuntamento, vero? NO! Perché non è detto che il suo “con piacere” significhi veramente con piacere. Potrebbe voler solo dire “mi fa piacere bere un caffè con te perché mi fai ridere e sei simpatica ed ho risposto a tutti i tuoi messaggi perché non ci ho dato peso e non avevo nulla di meglio da fare” oppure “sei la mia nuova BFF!” o un altro  miliardo di cose, quindi NON LASCIATEVI CONFONDERE DALLA TECNOLOGIA! Per evitare errori bisogna tornare alla politica del “se non vedo non credo”, non c’è altra scelta.

Insomma quello che si perde è più del “senso della realtà”, è tutto ciò che ha a che fare con le interazioni umane non mediate: quello che esprimiamo dal modo in cui muoviamo gli occhi o le mani, il modo in cui ridiamo, in cui balbettiamo, arrossiamo e ci emozioniamo. E per quanto certe volte i primi appuntamenti possano sembrare strani ed imbarazzanti saranno sempre molto più semplici da interpretare di quanto qualunque messaggio “via etere” possa mai essere.

Ma il lato peggiore dei “nuovi mezzi di comunicazione” si svela dopo la fine di una relazione.

Tutti tra gli amici hanno persone che,  dopo essere state lasciate e non riuscendo a rassegnarsi si comportano in uno dei seguenti modi:

  1. Cancellano in modo quasi permanente la persona in questione dai social networks –ma anche questo ha delle implicazioni: si potrebbe sembrare troppo feriti, troppo immaturi (“non ti parlo più, ecco…”), troppo radicali (e se poi ci ripensa?), troppo sfigati, insomma troppo.
  2. Iniziano ad aggiornare gli status con frasi poetiche/suicide/incazzate nere –leggi patetiche- palesemente riferite all’altro. – e qui posso dire con certezza che dall “emotweeting” non deriva nulla di buono. Certo, può sembrare confortevole condividere il peso della propria tragedia romantica con il resto del mondo, ma che reazione ci si aspetta? Una risposta? Un “mi piace”? 140 caratteri di sostegno da un amico qualunque? Nessuna –e dico nessuna– risposta ad un emotweet può migliorare le cose, quindi perché condannarsi a fare la parte del depresso/mieloso/idiota?
  3. Fanno del profilo dell’altro la pagina più visitata. Lo controllano con perizia e costanza, cercano di osservare la sua vita via web e capire il senso di tutto. Interpretano ogni frase (“ma se ha scritto a Tom di portargli le birre significa che sta male anche lui e beve per dimenticare oppure che non mi pensa più e da una festa?” -magari vuole solo una birra ma non vuole uscire, no??) e leggono significati nascosti dietro ogni cazzata nella speranza di capire cosa passi nel cervello dell’ex-dolce metà. Per non parlare di quando trovano foto/nuove amicizie con qualunque esponente del sesso opposto… un agonia. Quindi, mi domando, perché diventare masochisti/morbosi/aspiranti stalker?
  4. Caricano una quantità improbabile di fotografie di feste a cui sono stati –e a cui si sono “divertiti un mondo”, scrivono a tutti i loro contatti quanto si sentano liberi e felici, fanno vedere di essere degli “animali da party” e che quindi la loro precedente tranquillità era data dalla relazione “soffocante” che stavano vivendo. Insomma, ci tengono a far sapere all’ex che sono persone nuove, piene di amici e divertimento –delle ottime prede in sostanza- nella speranza di farlo tornare sui suoi passi. Ma a nessuno viene il dubbio che l’altro vedendo questa improvvisa esplosione di vitalità capisca il gioco? Sono tutti convinti di rapportarsi con degli imbecilli?

Ok, devo ammettere che il punto 4 la maggior parte delle volte è il più efficace -se non per far tornare “lo scaricatore” anche solo per riprendersi e divertirsi. Il punto è che quando è palese ed eccessivo risulta piuttosto ridicolo, per non dire forzato.

Ed ecco la mia sconvolgente scoperta: il web è pieno di siti che forniscono il decalogo di “come comportarsi dopo una rottura” sui vari social networks. Un esempio? qui e qui, parliamone…

Insomma, le nuove tecnologie non sono molto amiche delle relazioni ma, cosa più importante, non sono il posto ideale per i cuori spezzati.

P.S.

Il “wow, evviva l’emancipazione!” del  quarto paragrafo come l’avete inteso? Come sincero o sarcastico? Bene, l’interpretazione è varia ma io lo intendevo con sarcasmo… capite che casino?

E